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Siate perfetti: amate così come ama Dio

Il lungo discorso di Gesù sul rapporto tra l’Antica Legge e il Vangelo, riportato dal vangelo di Matteo, si conclude con un imperativo: Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste!

E come si fa?!

Un’affermazione del genere sembra irreale, astratta. Talmente lontana dalla quotidianità da far apparire il cristianesimo come ‘roba d’altri tempi’ e il suo Dio trascendente ad un punto  tale che metterne in dubbio l’esistenza diventa l’unica cosa razionalmente possibile.

Siate perfetti!

Eppure questa esortazione, come tutto il vangelo, è  reale e concreta. Attuabile perché la perfezione è già dentro di noi. Sì perché noi siamo santi; peccatori ma santi! Apparteniamo a Dio, il tre volte Santo. Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo. Proclama il libro del Levitico.  L’amore misericordioso di Dio è già dentro di noi! Sembra di sentire l’eco delle parole di Sant’Agostino: Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ecco tu eri dentro di me ed io fuori. [Confessioni, X,27.36]. Essere santi significa  far trasparire questo amore. Significa amare il mondo così come lo ama Dio. Non quanto, ma come l’amore di Dio avvolge tutte le creature. Significa diventare occhi di Dio, bocca di Dio, volto di Dio…per gli altri.

Un’opera d’arte che dà forma e colore a ciò è All’imbrunire di Mark Chagall.

M.Chagall, All’imbrunire, 1938-43.

Abbiamo già incontrato altre volte l’arte di Chagall. Il suo stile, coniugando la fantasia apparentemente infantile con la potenza trasfigurante delle fiabe, dà un risultato unico che diventa poesia e  si innalza all’unica musa ispiratrice: l’amore.  

In quest’opera notiamo come sfondo una strada con delle case: sono emblematicamente uno spaccato simbolico del mondo. Il colore è assente, segno della durezza della vita, della sofferenza che accompagna la storia dell’uomo. In  primo piano due persone  ( il pittore con le sue tele e le sue tavolozze e Bella, il suo amore). Ciò che colpisce sono i due volti. Li distinguono due colori. Il blu, colore caratteristico dell’arte chagalliana. E’  intenso e sfumato assieme, è pastoso, vorticante, sembra essersi fermato sulla tela per poco, appena appoggiato, e allo stesso tempo la pervade e la occupa prepotentemente. E’ il colore riservato da tutta l’arte pittorica alle occasioni speciali, al divino, forse perché realmente caro, costoso. L’altro colore è il rosso, da sempre simbolo della passione, dell’umano.

Quei due volti, così diversi, diventano allora un’unico volto: l’occhio dell’uno diventa occhio dell’altro; il naso dell’uno diventa naso dell’altro; la bocca dell’uno diventa bocca dell’altro….così diventiamo Tempio di Dio!