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Vedere faccia a faccia

Un altro pozzo, un altro incontro, un altro profondo messaggio all’uomo per la sua vita! Luce e acqua: elementi vitali senza i quali la vita non esiste, diventano qui simboli di una vita soprannaturale, una vita che è al di sopra delle aspettative naturali dell’uomo, una vita che, sforando i vincoli naturali, permette alla creatura di Dio di tuffarsi nell’eternità per vedere faccia a faccia  il Padre.

Giovanni racconta il miracolo in modo preciso e secco, in poco più di un versetto, ma lo incastona in un lungo  e drammatico capitolo, costruito ad arte che narra un episodio realmente accaduto.

 Proviamo a Guardare questa pagina del Vangelo  attraverso un capolavoro di Orazio de Ferrari, un pittore del XVII secolo. 

 

O.De Ferrari, Guarigione del cieco nato, Palazzo Bianco, Genova
O.De Ferrari, Guarigione del cieco nato, Palazzo Bianco, Genova.

Il pittore raccoglie in un’unica scena i vari momenti del racconto: l’incontro, il passaggio del miracolato dai Farisei, l’interrogazione dei genitori, la nuova vita con la professione di fede. Leggiamo il quadro rispettando la cronologia evangelica.

Gesù è al centro, il colore delle vesti risaltano rispetto ai colori bruni dell’opera. Il rosso della tunica è  simbolo della natura umana e l’azzurro del vaporoso mantello è simbolo della  natura divina. Il volto è sorgente di luce che illumina tutta la scena: Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo.  E’ Il Figlio dell’uomo, il Messia! E’ Lui che scorge il cieco, è Lui che prende l’iniziativa e,  con le dita della mano destra, tocca gli occhi inermi dell’uomo che ha davanti. 

Alle spalle di Gesù ci sono due persone: la prima guarda interessato il miracolo, la seconda abbassa lo sguardo.  Rappresentano le due posizioni dei farisei: Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato…E Altri invece dicevano: Come può un peccatore compiere segni di questo genere?

Continuando il nostro percorso notiamo ancora, alle spalle del cieco, altre quattro persone: sono i genitori anziani dell’uomo e una donna, con un bambino in braccio, forse la moglie. La famiglia del miracolato, accorsa perché chiamata dai Farisei. 

Infine altre tre persone, meno evidenti, ancora dietro il Nazareno, Sono i concittadini del cieco. Due di essi sono distratti, neanche si sono accorti di quello che sta accadendo. Rappresentano coloro che nella vita non vogliono compromettersi, che guardano con distacco tutto. 

Ma il nostro percorso ci fa ritornare al cieco:  è seduto, ma due particolari sintetizzano il suo cambiamento di vita. Il bicchiere che ha tra le mani e il bambino che gli sta a fianco. Il primo ‘sostituisce’ la piscina di Siloe dove corre a lavarsi. Possiamo leggervi il rimando ad un altro incontro avvenuto poco prima: quello con la samaritana. Il significato è identico; Io sono l’acqua viva, ha rivelato Gesù, chi beve della mia acqua non avrà più sete. Il secondo particolare, il bambino, rimanda alla nuova vita, alla nuova nascita che, l’incontro con Cristo, suscita. Entrambi i particolari sono segni sacramentali. La Chiesa ha da sempre ravvisato in questo miracolo una lezione battesimale. La vista che quell’uomo ottiene, è la vista della fede. 

C’è un’ultima persona, una donna, ha lo sguardo attento, ma guarda altrove. Verso dove? Verso la Risurrezione! Perché quel miracolo, secondo Giovanni, altro non è che un segno con cui Gesù invita a vedere oltre,  verso la Vita Eterna.