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Un Comandamento nuovo

Il Testamento

Mancano poche ore dalla cattura… dopo l’ultima cena con i dodici,  dopo aver  lavato loro i piedi, dopo che si è dato in sacrificio sacramentale, Gesù sigilla questi  ultimi gesti donando  il suo ‘testamento’: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Cristo lascia  alla sua comunità nascente una regola di vita; lo chiama comandamento non nel senso di una legge esteriore, ma di una rivelazione: il progetto salvifico di Dio per le sue creature. Un mistero d’amore che sgorga dalla croce del Golgota e si perpetua sacramentalmente nell’ Eucarestia per arrivare a tutti gli uomini, di tutti i tempi, di tutti i luoghi. Chi riconosce il Nazareno come il Cristo e come Signore della sua vita, sarà capace di amare con lo stesso amore, intenso e profondo, che scorre nella Trinità: tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Possiamo contemplare questo  grande mistero di fede in una miniatura del XIII secolo. Non mi stancherò mai di ripeterlo: è stupefacente, come, un’immagine racchiusa in pochi centimetri, possa esprimere, forse in modo più eloquente delle parole, una verità di fede  fondamentale.

Simbolo cristologico

Il pellicano è, nella storia dell’arte cristiana accanto al pane e al pesce, simbolo cristologico ed eucaristico per eccellenza.  Nel Physiologus, testo paleocristiano del II o IV secolo, è simbolo del devisceratus Christi amor: come il volatile si ferisce il petto e, con il suo sangue, nutre i figli, così il Figlio di Dio ha donato se stesso per la salvezza degli uomini.

Nella miniatura, su uno sfondo azzurro stellato, scorgiamo  grosso pellicano: sta compiendo due azioni simultaneamente. Ha nel becco quattro pani, simbolo eucaristico, con cui nutre i suoi piccoli. Questi ultimi sono custoditi in un nido dalla linea precisa: somiglia ad una pisside. Evidentemente qui simboleggia la Chiesa che si diffonde ai quattro punti della terra (come il numero dei piccoli che custodisce). Contemporaneamente l’uccello schiaccia  con  le zampe  un serpente che sta tentando un uomo. Quell’uomo è l’umanità insidiata dal diavolo ma salvata dal sacrificio del Figlio di Dio.

Due azioni quindi, ma un’ unica realtà, Dio  interviene per noi sul male e ci dona, come cibo quotidiano, il suo amore: è la Misericordia del Padre! Di essa dobbiamo nutrirci, con essa dobbiamo amare!