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Umiliò se stesso

Una settimana particolare

La domenica delle palme dà inizio alla Hebdomada maior: la Settimana Santa. E’ il periodo piu’ importante di tutto l’anno liturgico; si fa memoriale dell’azione redentiva del Figlio di Dio, il quale pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo[…] umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce […]per questo Dio lo esaltò.

La croce salvazione del Figlio di Dio

L’inno ai Filippesi, che la Liturgia ci propone, presenta la croce come l’esaltazione, la glorificazione del Cristo.  Quel Legno è il luogo di sintesi tra la discesa umiliante del Figlio di Dio e l’esaltazione trionfale della Resurrezione. L’inno paolino si fonda tutto su questa duplice dimensione: umanità e divinità, discesa e ascesa, morte e resurrezione.

Un’opera d’arte che dà forma e colore a questa Parola di Dio è la Crocifissione di Antonello da Messina. Un olio su tela dipinto nel  1475 e custodito alla National Galerie di Londra.

Full title: Christ Crucified Artist: Antonello da Messina Date made: 1475 Source: http://www.nationalgalleryimages.co.uk/ Contact: picture.library@nationalgallery.co.uk Copyright © The National Gallery, London
Antonello da Messina, Crocifissione con Madonna dolente e Giovanni, 1475, Londra.

 Una raffigurazione estremamente equilibrata raffigura in primo piano la croce di Cristo; ai lati Maria e Giovanni che contemplano la scena silenziosamente. In lontananza le tre Marie. Il Figlio di Dio  si abbassa alla morte di croce ma,  proprio in quell’ istante estremo, non perde la sua dignità divina, anzi esalta la mortalità umana. Il pittore riesce a rendere questa verità di fede con un espediente tecnico: abbassa il punto di fuga del paesaggio in lontananza esaltando così, per effetto ottico, ancora di piu’ la croce. Il Dio incarnato muore, ma il suo corpo è posto visivamente oltre il suolo, già nell’alto dei cieli. 

L’artista messinese rende ancora piu’ evidente questo concetto costruendo la raffigurazione in sezione aurea. (Quest’ultima, utilizzata dai pittori rinascimentali come strumento per raggiungere la perfezione estetica, fu chiamata dal suo teorizzatore, Luca Pacioli, la Divina proportione, perché rimandava alla caratteristiche divine). L’osservatore vede  il Figlio di Dio in Croce che si umilia precipitando nelle tenebre abissali della morte, ma la perfezione estetica di cui il quadro gode,   richiama un’altra Perfezione, un’altra Bellezza, quella divina. Da quella cima del Golgota  ha inizio la glorificazione Pasquale del Cristo risorto!