Giovedì Santo

Li amò sino alla fine

Il Giovedì Santo i cristiani celebrano l’Ultima cena di Gesu’ con i Dodici e la Lavanda dei Piedi.

Entrambi gli episodi sono raffigurati in una  meravigliosa miniatura appartenente al Codex Purpureus Rossanensis, un tetravangelo risalente al V secolo ed oggi custodito a Rossano Calabro.

Codex Purpureus Rossanensis, particolare ultima cena, V sec, Rossano Calabro.
La Cena

Vengono raffigurati in un’unica scena due momenti diversi. Sul lato sinistro, l’ultima cena. Intorno ad una tavolo marmoreo a forma di semicerchio, con sopra un grosso piatto d’oro e due pani, scorgiamo Gesù` con i dodici apostoli. E’ disteso supino, all’estremità sinistra, con la mano protesa ed indica un apostolo che porta una mano nel piatto: è Giuda.

Nella stessa posizione di Gesù ma dal lato opposto del tavolo, c’è il dodicesimo apostolo, anch’egli interamente visibile e facilmente identificabile con Pietro (appare uguale in altre miniature dello stesso codice).

Degli altri undici, si scorge solo il busto e il braccio destro. Sono seduti sul fianco destro, secondo la classica posizione ebraica dettata dalla cena del seder pasquale. Di essi si riconosce Andrea, terzo da sinistra, Giovanni, posto a fianco a Gesù e Giacomo suo fratello. Con una particolarità: è disegnato anziano. Dalla tavola e dalle sedute pendono in avanti tre drappi dorati, ciascuno con un uccello dipinto nel mezzo.

La lavanda 

Sul lato destro della pagina scorgiamo la rappresentazione della lavanda dei piedi. Si vede in primo piano Cristo, con la tovaglia cinta intorno ai fianchi, chino nell’atto di lavare i piedi ad un apostolo. Quest’ultimo è la stessa persona che si può scorgere all’estrema destra nella prima scena della miniatura: Pietro. E’ seduto su uno sgabello, sembra offrire le mani a Cristo mentre ha i piedi in un catino dorato: e’ lo stesso contenitore posto sulla tavola, riempito d’acqua. Dietro si scorgono altri dieci apostoli, sono dipinti in piedi tutti rivolti verso Gesù . L’ultimo apostolo è in posizione opposta a tutti gli altri, come per distinguersi; è vecchio e calvo, e’ presente anche nella scena precedente, vicino a Gesù : è Giovanni.

Per tradizione siamo soliti identificare il racconto del Cenacolo con il momento in cui Gesù istituì il suo corpo sacramentale. Fin dall’epoca neotestamentaria infatti, l’espressione “Cena del Signore”`e la esplicita denominazione dell’Eucarestia.
Mettendo da parte una lettura eucaristica, possiamo spostare l’attenzione sui protagonisti, Pietro e Giuda. Scopo principale dell’icona potrebbe essere il confronto tra i due personaggi principali. Accostiamoci ad essi analizzandoli singolarmente.

L’azione di Pietro, nella seconda scena, mira a sottolineare l’assurdità di quanto sta accadendo: l’apostolo, non comprendendo i gesti del suo maestro, non accetta di farsi lavare i piedi; chiuso negli schemi che la sua società gli detta, si rifiuta di adeguarsi alla volontà di Dio. Ma la chiave interpretativa, a partire dal quale si comprende il gesto del Figlio di Dio, è data dalla conversazione che avviene proprio tra Pietro e Gesù ; il miniaturista è riuscito a cogliere, nella mimica pietrina, tutta l’importanza di quel dialogo. Un’azione esemplificatrice di Cristo sull’umiltà , diventa un’azione rivelatrice di
salvezza. Quel gesto, esempio di umiltà, da imitare per tutti i discepoli, si giustifica solo se inserito nell’ottica del nuovo comandamento dell’amore che ha in Cristo la sua sorgente primaria: Gesu`, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amo` sino alla Bine. Come Pietro anche Giuda, nella prima scena, si oppone a Gesù, ma lo fa in maniera radicale, in una sorta di predestinazione tragica.

Il vero discepolo

Accanto a questi due discepoli che hanno negato la disponibilità alla volontà di Dio, il miniaturista ne pone in evidenza un terzo: Giovanni. Lo fa anzitutto in una sorta di trasposizione temporale, raffigurandolo anziano; ma lo fa anche ponendolo, nella seconda scena, in posizione opposta agli altri undici, nella stessa direzione in cui è posto Gesù. In Giovanni il miniaturista identifica il vero discepolo, colui che si fa amare da Gesu’.

[tratto da Anna Carotenuto, Eikon: la Parola visiva. Spunti per una teologia iconica a par:re da Codex Purpureus Rossanensis, Roma 2012]

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