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La firma di Dio

L’inizio dei Tempi Nuovi

Il Vangelo di questa settimana è estremamente sintetico. Ci propone, in pochi versetti, due scene diverse: le tentazioni di Gesù nel deserto e l’inizio della sua vita pubblica.  La lotta contro il male e l’inizio dei Tempi Nuovi. Argomenti cristologici per nulla secondari, che hanno coinvolto mistici, teologi e molti altri ‘santi di Dio’  e su cui si sono scritti e si scriveranno fiumi di parole. Ma la nostra attenzione  va alla prima lettura: la pericope del libro della Genesi funge  da illuminazione interpretativa al brano evangelico. Infatti sia negli scritti neotestamentari che nella letteratura patristica la figura di Noè ha sempre avuto alti connotati tipologici: egli,  è colui cha ha trovato grazia presso il Signore e tramite la sua fede salva la stirpe degli uomini.  Noè il giusto, con cui YHWH ha stretto alleanza,  prefigura il Cristo venuto ad attuare la Nuova Alleanza.

Naturalmente l’iconografia rende ragione a tale interpretazione: Noè è uno dei soggetti più  antichi, raffigurato fin dal II secolo nella pittura catacombale, sui sarcofagi e sulle suppellettili sacre.

L’opera che vi propongo a riguardo, è un mosaico di ispirazione  bizantina del XII secolo che fa parte di un intero ciclo dedicato a Noè. E’ possibile ammirarlo nella Basilica di san Marco a Venezia. In particolare sembra proprio essere la riproduzione iconografica delle parole genesiache: il diluvio è terminato e Dio attua una nuova alleanza con l’uomo e con tutto il creato.

Dall’arca, di forma rettangolare stanno uscendo tutti gli ‘ospiti’. Fuori, in primo piano la famiglia di Noè e, prossimi a disperdersi di nuovo nel mondo, tutti gli animali. Il Co-protagonista di tutta la vicenda, insieme con Dio, Noè, è individuabile perché aiuta gli animali ad uscire fuori.

Sovrasta  tutta la scena  l’arcobaleno: la firma di Dio, posta a suggello della nuova  amicizia con gli uomini. Esso rimanda ad un altro arcobaleno, citato dal libro dell’Apocalisse: Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono.[4,3]. Nella visione giovannea l’arco indica l’arrivo ultimo di Dio.

L’arco, per gli antichi simbolo di guerra, in Dio si ricolma di luce e di colori, diventando simbolo di vita nuova. Una vita che è ricominciata in Cristo, nel Regno che lui ha inaugurato e che porterà cieli nuovi e terre nuove.